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Tigre
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- Soggetto e titolo:
- Tigre
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- scultura
- N. di inventario:
- 475143
- Datazione:
- II secolo d.C.
- Materia e tecnica:
- alabastro orientale
- marmo bigio morato
- Misure:
- cm 36 (altezza); cm 92 (lunghezza); cm 32 (spessore)
- Bibliografia:
- M.A. TOMEI, Roma. Memorie dal sottosuolo. Ritrovamenti archeologici 1980/2006, Milano 2006, p. 57, n. I.15 (M.A. Tomei).
Per quanto priva della testa, degli arti e della coda, la tigre si impone per la compattezza del modellato, la tecnica di esecuzione, che utilizza inserti di marmo scuro con forti effetti chiaroscurali per riprodurre il manto screziato del felino, e soprattutto per il colore dorato con sfumature cangianti della pietra, che vuole riprodurre la tonalita originaria del manto tigrato. Quanto resta del corpo dell'animale è ricavato da un unico blocco; le zampe furono lavorate separatamente e poi aggiunte, come attestano le lacune ampie e regolari trattate a gradina. Un perno antico in ferro è conservato in corrispondenza della coda, altri fori per perni sono visibili nella parte anteriore dell'animale; uno di essi attraversava il corpo e usciva sul dorso. Le lacune del numerose soprattutto parte inferiore del pezzo, in antico dovevano essere state integrate. I particolari anatomici dei genitali di sesso maschile, la resa del pelame presolo nelle zone marginali del manto, sono resi con particolare accura-tezza. Non abbiamo elementi sufficienti per ipotizzare un'eventuale appartenenza della tigre a un gruppo scultoreo.
Molto diffuso a Roma, soprattutto in eta imperiale, era l'uso in funzione decorativa di questi animali esotici; in molti casi il pregio del marmo colorato prevaleva sul soggetto raffigurato.
Il luogo di rinvenimento del felino, sul Palatino e all'interno del Palazzo di Tiberio, induce a considerare l'opera un prezioso oggetto di arredo della domus imperiale, forse dei giardini, che in gran numero e con schemi articolati ne arricchivano la complessa architettura. Lo stile e la tecnica di lavorazione del pezzo che, per quanto ne rimane, sono accurati e di alta qualità ma non eccezionali, nonché il marmo esotico nel quale è realizzato riconducono forse a maestranze straniere, orientali e ales-sandrine, giunte a Roma per mettere al della casa imperiale la loro lunga esperienza nella scultura di questi animali esotici in pietra colorata.
Roma, Palatino, Palazzo di Tiberio