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Statua di attore mascherato da Papposileno

Soggetto e titolo:
Statua di attore mascherato da Papposileno
Tipo Scheda:
RA
Definizione:
statua
Localizzazione e denominazione:
Palazzo Massimo alle Terme
N. di inventario:
135769
Datazione:
sec. II d.C.
Materia e tecnica:
marmo greco
Misure:
cm 90.5 (altezza); cm 26 (larghezza)
Piccola statua raffigurante un attore comico travestito da Papposileno. Egli indossa il caratteristico camice manicato lanoso ricoperto di corti boccoli che assomigliano al manto dell'agnello. Su tale tunica, che dal collo arriva fino alle ginocchia ed è munita di cuciture sulle spalle, l'attore porta una corta clamide che scende dalla spalla sinistra sul braccio e su una piccola parte del petto, avvolgendosi attorno al corpo e terminando rimboccata sul ventre con un gioco di pieghe. Le gambe sono ricoperte da attillati pantaloni pelosi i cui filamenti, appena ondulati, sono più fluidi di quelli, arricciati, della tunica e sembrano derivare dal vello della capra. Il personaggio indossa una maschera a guisa di celata, nettamente distinguibile dalla slabbratura della bocca (di sotto alla quale traspaiono le labbra vere, socchiuse, dell'attore, che lasciano intravedere i denti) e sulla nuca, ove di sotto ad essa sfugge una corona di ciocche arricciate. Il volto presenta sopracciglia folte e aggrottate, grandi occhi con le iridi forate, naso camuso, baffi molto spioventi che confluiscono con la corta e folta barba nella forma a conchiglia, orecchie tendenti alla forma equina puntuta; l'unico ciuffetto di capelli a virgola anima al centro della fronte la vasta calvizie. La figura tiene il braccio sinistro, avviluppato nel mantello, riportato ai angolo retto sulla regione epigastrica, come lasciano capire le irregolarità del marmo sulla clamide, mentre l'avambraccio destro era proteso con misurato gesto oratorio. La maschera dell'attore, che non rientra nettamente nelle categorie dei personaggi del teatro tragico, comico e satirico elencate da Polluce, presenta le caratteristiche dei tipi fissati dalla commedia nuova di Menandro. La figura del Papposileno, cioè l'educatore di Dioniso, patriarca dei satiri, si differenzia da quelle dei sileni comuni solo in funzione scenica, in quanto nel dramma satiresco assume il ruolo di corifeo: al mondo del teatro appartengono infatti il costume indossato, che simboleggia il vello dell'animale, e la stilizzazione della barba, situata intorno alla bocca come una grande conchiglia o un piatto cratere, che ricorda che all'inizio gli attori si erano serviti per parlare di megafoni bronzei. In questo caso l'attore è raffigurato nell'atteggiamento dell'oratore, con la bocca aperta, il volto rivolto verso gli spettatori, le mani che ne sottolineano le parole, e quindi si può forse pensare che il Papposileno sia in atto di recitare il prologo. L'opera in questione va con ogni probabilità collocata in età antonina, date soprattutto le particolarità tecniche della lavorazione del marmo, la cui superficie è stata trattata in alcune parti in modo duro e con un forte uso del trapano per le iridi, le narici, i solchi della barba e dei baffi, gli occhielli delle arricciature, regolarissime, del chitone e le pieghe della clamide, che, per errore, in un punto del petto sono state scolpite anche sulla tunica. La statua, avente probabilmente un carattere commemorativo e una funzione ornamentale, doveva appartenere a una delle ville della zona in cui fu rinvenuta, delle quali restano tracce che denotano una persistenza fino ad età tarda.
Nettuno (Roma), Torre Astura.