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Rilievo con Prometeo
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- Soggetto e titolo:
- Rilievo con Prometeo
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- rilievo
- Localizzazione e denominazione:
- Terme di Diocleziano
- N. di inventario:
- 503
- Datazione:
- I sec. a.C.
- Materia e tecnica:
- Marmo pentelico
- Misure:
- cm 30 (altezza); cm 52 (larghezza)
Nel frammento, rotto alle estremità laterali superiore e sinistra, è la rappresentazione di Prometeo legato alla roccia per subire il supplizio dell'aquila. Il rilievo, noto fin dalla fine del secolo scorso, è delimitato ai lati da una semplice cornice arrotondata e non levigata, sottolineata in basso da un solco inciso. Sul fondo neutro, caratterizzato a destra solo da uno spunzone di roccia, è la figura ad alto rilievo di Prometeo, conservato nella parte inferiore del corpo, visto di prospetto, con la gamba sinistra divaricata e saldamente piantata a terra, e con la destra, rotta a metà della coscia, scolpita a tutto tondo, sollevata in alto e flessa all'altezza del ginocchio, per creare un agile appoggio all'aquila che gli sta beccando il fegato. Del rapace sono ben visibili le ali (l'ala destra è spezzata all'estremità laterale) e le zampe; la testa è andata perduta con la frattura.Le rappresentazioni del supplizio di Prometeo si distinguono in due diversi tipi iconografici, secondo la tradizione narrativa a cui si ricollegano: secondo la tradizione esiodea, Prometeo, dopo aver ingannato Zeus, è da questi legato a una colonna e un'aquila, eccitatagli contro, gli mangia continuamente il fegato, che di notte gli ricresce; secondo la tradizione eschilea, Prometeo è invece legato a una roccia.Il rilievo del Museo rappresenta dunque la scena narrata da Eschilo e, collegata a questa doveva essere anche la rappresentazione di Ercole in atto di scagliare una freccia dal suo arco, per uccidere il rapace e liberare Prometeo.La resa stilistica del modellato, il potente movimento della gamba divaricata e dell'altra flessa, la buona conoscenza antaomica, sono state giustamente confrontate con il noto gruppo pergameno di Prometeo ed Ercole, datato all'88-85 a.C., anche se il rilievo del Museo Nazionale Romano è caratterizzato da una più forte intonazione del risalto delle masse muscolari, che è stata più volte paragonata alla tecnica stilistica del Laocoonte. Sulla base di questi confronti stilistici e iconografici, considerando anche l'eccellente fattura del frammento del Museo, proponiamo una datazione alla seconda metà del I sec.a.C.Integrazione 1986 (Anna Laura Cesarano) - L'iconografia di Prometeo legato alle rocce fu scelta perchè permetteva di rendere più espressivi i movimenti ed evitava una certa rigidità esistente nelle rappresentazioni più antiche, quando, seguendo la tradizione esiodea, Prometeo era raffigurato seduto o semisdraiato con le mani incatenate dietro una colonna. Fu Eschilo, probabilmente per ragiono di scena, che rivoluzionò il modo di rappresentare la punizione e la conseguente liberazione della divinità. L'aver collocato questo momento in un luogo ben preciso favorì inoltre la descrizione del paesaggio, come doveva essere nel prototipo del rilievo in esame, evitando lo sfondo neutro.Il dato più importante rimane, però, la sofferenza del figlio di Giapeto, che per aiutare gli uomini ingannò Zeus. L'aver affrontato il dolore per l'umanità trova analogie ben precise con Cristo, anche se in età trado-antica viene più rappresentato un altro episodio del complesso e variegato mito di Prometeo, quello di creatore degli uomini.Il rilievo in esame rientra nella tradizione iconografica che riprende quella rinnovata da Eschilo ed è comune nelle raffiguarzioni di Prometeo incatenato. Questo tipo, il cui schema si trova con qualche variante su una lastra di terracotta con Oreste in Delfi su omphalos, si riferisce, come già stabilì il Terzaghi, a un gruppo omogeneo, anche se rappresenta la liberazione di Prometeo. Trova in particolare un più puntuale riscontro nel bassorilievo pergameno edito per la prima volta dal Milchhoefer, dal quale si differenzia solo per la posizione più obliqua della gamba sinsitra.
Tevere