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Testa di Circe
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- Soggetto e titolo:
- Testa di Circe
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- testa
- Localizzazione e denominazione:
- Terme di Diocleziano
- N. di inventario:
- 108914
- Datazione:
- NR
- Materia e tecnica:
- Marmo greco
- Misure:
- cm 36,5 (altezza)
- Bibliografia:
- A. GIULIANO (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, I/1, Roma 1979, n. 74.
Testa femminile, quasi impercettibilmente inclinata sul lato destro e posta su un lungo collo, con un volto dall'ovale pieno, occhi molto vicini al naso e dalle palpebre nettamente segnate, bocca semiaperta col labbro inferiore abbastanza pronunciato, e mento deciso. I capelli, divisi nel mezzo da una scriminatura, sono pettinati in ciocche morbide e ondulate ai lati del viso, e si raccolgono in un nodo sulla nuca. Un diadema, probabilmente metallico, e a sette raggi, tipico di Circe, figlia del Sole, doveva cingerle il capo, ed era trattenuto da tre perni; così come dai lobi delle orecchie dovevano pendere degli orecchini. Nelle linee generali sembra ispirarsi all'Afrodite Cnidia per l'acconciatura e la fronte ampia e triangolare, per il taglio degli occhi che tentano di riprodurre l'umidore brillante prassitelico, di cui però non ha la morbida delicatezza, nè l'espressione sognante. Gli unici confronti che si possono istituire sono con alcune teste femminili di epoca ellenistica, che mostrano un'analoga impostazione; ma in genere anche una maggiore regolarità e accuratezza nella resa dei capelli. Il reperto in oggetto mostra un'evidente schematicità e una certa semplificazione nei piani del viso, che non possono attribuirsi soltanto al suo cattivo stato di conservazione, bensì allo stile dell'artista che la realizzò. Si può dunque pensare che essa sia stata copiata da un originale ellenistico perduto, ma fortemente influenzato dalle conquiste prassiteliche, oppure - con maggiori probabilità - che si sia trattato di un'opera eclettica eseguita in età imperiale per dotare il tempio sul monte Circeo di una statua di culto. E poichè in epoca romana Circe fu spesso confusa con Afrodite (vedi CIL X, 6430) non dovette essere difficile per l'artista ispirarsi alla dea. La testa presenta il collo stondato, sicché è da supporre che fosse stata lavorata a parte per essere inserita in un corpo, che, sulla base della frattura, doveva avere la spalla destra abbassata e la sinistra più sollevata a causa del movimento del braccio fornito verosimilmente di qualche attributo. Inoltre è probabile che, sempre in relazione con l'Afrodite, il corpo della dea si presentasse seminudo e l'attacco alla base del collo fosse mascherato da una collana, dello stesso metallo di cui erano fatti anche il diadema e gli orecchini. Per quanto riguarda la datazione si può genericamente ascriverlo all'età imperiale, dato lo stao di corrosione che non consente di capire come sia stato trattato il marmo. Nemmeno quello che resta del cd tempio di Circe consente di pervenire ad ulteriori precisazioni, dato che, sulla vetta del monte vi è solo un largo basamento costruito con due diverse tecniche databili una in epoca tardorepubblicana, l'altra in età antonina. E' vero che sotto Caracalla abbiamo notizia del restauro di un'ara con dedica a Circe (CIL X, 6422) che doveva essere il più importante altare della dea nel santuario stesso, per cui non sarebbe infondata l'ipotesi di una risistemazione della statua di culto nella medesima occasione ma gli elemanenti sono troppo scarsi, e bisognerà accontentarsi di una datazione indicativa.
Latina, Monte Circeo, vetta, ruderi del santuario C-D di Circe