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Sarcofago con eroti e nikai clipeofore

Soggetto e titolo:
Sarcofago con eroti e nikai clipeofore
Tipo Scheda:
RA
Definizione:
sarcofago
Localizzazione e denominazione:
Terme di Diocleziano
N. di inventario:
80666
Datazione:
III sec. d.C: - III sec. d. C.
Materia e tecnica:
Marmo bianco a grana grossa
Misure:
cm 74,5 (altezza); cm 70 (profondità); cm 198 (lunghezza)
Bibliografia:
A. GIULIANO (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, I/8, 2, Roma 1985, pp. 338-340, n. VII, 6 (M.E. Micheli).
Tipologicamente questo sarcofago si presenta come una contaminazione di due diverse classi, ovvero di quella caratterizzata da nikai clipeofore, spesso volanti, e di quelle con eroti che campiscono la fronte ai lati del clipeo con una banalizzazione e impoverimento dell'impaginato, evidente sia in ciò che riguarda lo schema compositivo, qui oltremodo semplificato, sia per la resa complessiva di tutte le figure. I busti-ritratto di una coppia di defunti entro il clipeo, sostenuto da un personaggio maschile barbato, conservato solo fino alla vita, scandiscono in due metà la fronte che propone, specularmente ripetuto con un'analoga meccanicità negli atteggiamenti, lo stesso motivo ai lati del medaglione. Una vittoria stante, quasi frontale, regge un trofeo, vestita di un chitone altocinto che le lascia nudo un seno e, scendendo, si apre scoprendo le gambe mentre la stoffa si raggruppa fra queste in piegoni densi e gonfi; è seguita da un erote nudo, alato, che stringe tra le mani una ghirlanda e poggia una gamba su di un crateredi frutta rovesciato. Sui fianchi sono scolpiti due leogrifi dalle fauci spalancate; il retro è lasciato grezzo. Il personaggio maschile sotto il clipeo in atto di sorreggerlo è stato identificato come Atlante. I due eroti invece paiono un prestito, per ciò che riguarda l'iconografia, dei sarcofagi con geni stagionali. Frequenti sono anche le nikai stanti che sorreggono il clipeo con ritratto del defunto, un motivo mediato dall'arte ufficiale e trasferito, forse a scopo decorativo - ma un valore allusivo all'apoteosi non deve essere del tutto escluso - nella sfera privata dei monumenti funerari. I busti-ritratto della coppia di defunti, molto rovinati e corrosi nei lineamenti, consentono di datare il sarcofago nella tarda età severiana tra il 230 -240 d.C., poichè la donna sembra accogliere ancora l'acconciatura di Giulia Mamea, contraddistinta da bande ondulate di capelli che scoprono l'orecchio e scendono rigonfiandosi sul sollo per poi riunirsi in una crocchia piatta sulla nuca, mentre nell'uomo i capelli sono resi con una calotta già aderente al capo mossa da brevi ciocchette che ritornano a graffire le guance in una succinta indicazione della barba.
Palestrina (RM).