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Altare funerario di Florus

Soggetto e titolo:
Altare funerario di Florus
Tipo Scheda:
RA
Definizione:
altare
Localizzazione e denominazione:
Terme di Diocleziano
N. di inventario:
135742
Datazione:
III sec. d. C. - IV sec. d.C.
Materia e tecnica:
Marmo bianco
Misure:
cm 73,5 (altezza); cm 28,7 (larghezza); cm 25,6 (profondità)
Bibliografia:
A. GIULIANO (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, I/8, 2, Roma 1985, pp. 331-333, n. VII, 3 (D. Boanome, M. Bertinetti).
L'altare, di forma quadrangolare, è stato ricavato da un unico blocco. Poggia su di uno zoccolo liscio che prosegue con un kyma rovesciato ed un listello, mentre la modanatura superiore è composta da un listello e una gola dritta. Il coronamento del cippo, che una risega separa dal resto del blocco, presenta un'alta fascia liscia, un fastigio triangolare e, lateralmente, due pulvini muniti di balteus. Sulla fronte è stato scolpito a bassorilievo un clipeo dalla superficie concava entro cui è rappresentato il busto di un fanciullo vestito soltanto con una penula fermata sulla spalla destra da una fibula tondeggiante. Il ritratto mostra una testa rotonda dove le ampie superfici della fronte, delle guance e del mento vengono a circoscrivere gli occhi, piuttosto grandi, incassati tra pesanti palprebe, un naso infantile e largo e una bocca dalle labbra carnose. E' evidente, dal trattamento di questi particolari somatici, il richiamo alle correnti rappresentative che si sviluppano già in età antonina e si concretizzano nel secoli successivi. Esse tendono ad esaltare un'espressività patetica che si concentra negli occhi e che sacrifica, nel crescente contrasto ideologico tra ideale classico greco e il ritratto romano, ogni corretta struttura anatomica del viso. La curiosità suscitata da questa immagine è dovuta alla particolare acconciatura che consiste in una calotta di capelli corti con una breve frangetta e un lungo ricciolo che scende al di sopra e dietro l'orecchio destro fino a toccare la spalla. L'uso del mallos, vale a dire la ciocca che per lunghezza contrasta con il resto dei capelli, a volte corti ma molto spesso completamente rasati, si è diffuso in ambiente greco-orientale e successivamente in quello romano tra i seguaci del culto isiaco-egiziano che volevano richiamarsi in tal modo all'immagine di Horus e di Arpocrate. La datazione dell'altare di Florus è al III-IV secolo d.C. La dedica agli Dei Mani è iscritta sulla cornice del fastigio. Iscrizione funeraria posta per la morte prematura, a poco più di due anni, di Florus, dai genitori Bassaeus Felicissimus e Rufa. Per l'iscrizione, in considerazione della mancanza di prenome nell'onomastica del padre del defunto e sulla base delle caratteristiche paleografiche, si propone una datazione nell'ambito del III sec. d.C.
Roma, Abbazia delle Tre Fontane.