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Sarcofago strigilato con defunta in clipeo, maschere e geni stagionali
- Soggetto e titolo:
- Sarcofago strigilato con defunta in clipeo, maschere e geni stagionali
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- sarcofago
- Localizzazione e denominazione:
- Terme di Diocleziano
- N. di inventario:
- 135926
- Datazione:
- fine II-inizio III secolo d.C.
- Materia e tecnica:
- marmo bianco a grana fine
- Misure:
- cm 56 (altezza); cm 194 (larghezza); cm 55 (profondità); cm 23 (altezza); cm 194 (larghezza); cm 55 (profondità)
- Bibliografia:
- A. GIULIANO (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, I/8, 2, Roma 1985, pp. 340-342, n. VII, 7 (M. Sapelli).
Sarcofago a cassa rettangolare con fronte e fianchi decorati e retro sbozzato, con una fascia in basso levigata. La fronte, delimitata in alto e in basso da un bordo liscio, è occupata da due serie contrapposte di strigilature doppie a dorsi acuti combacianti convergenti al centro, dove si trova un clipeo modanato, con il busto di prospetto della defunta, il cui ritratto è di lavorazione chiaramente successiva a quella del sarcofago. Al di sotto del clipeo si trovano tre maschere teatrali; quella centrale di prospetto è una maschera di schiavo della commedia nuova,; le due laterali di profilo verso l'esterno sono due maschere tragichenfemminili, con bocca spalancata e forata, come gli occhi, con acconciatura a riccioli calamistrati su onkos, divisi in due piano da una tenia. La defunta veste tunica e palla, sostiene nella mano sinistra un volumen e porta la destra sul petto a toccare un lembo del mantello. ll volto, rappresentato leggermente di scorcio verso sinistra, è quello di una donna matura, dallo sguardo serio con grandi occhi sporgenti con iride incisa e pupilla forata, lunghe sopracciglia arcuate, naso marcato, labbra strette e guance scarne, con una acconciatura poco voluminosa ma compatta, formata da capelli divisi da una scriminatura centrale in due bande appena leggermente gonfie, in cui leggeri e radi solchi di scalpello indicano l'ondulazione delle singole ciocche. Alle estremità della fronte del sarcofago due pannelli stretti posti specularmente uno all'altro accolgono due eroti nudi, alati, che si muovono incrociando una gamba all'altra verso l'esterno ma con il capo retrospiciente verso una lepre che tengono sollevata per le zampe anteriori per difenderla da un cane che tanta di raggiungeral, mentre con l'altra mano sostengono un lembo della corta clamide. Su entrambi i lati brevi, parzialmente occupati dal gomito e dall'ala di ogni erote, è raffigurato un grifo alato a testa d'aquila accucciato sulle zampe posteriori.
Il coperchio è piatto con alzata anteriore, in cui compaiono, fra due listelli lisci in alto e in basso, due coppie formate ciascuna da un cavallo marino e da un leone marino (in ordine chiastico), che muovendo sulle onde convergono verso il centro, dove si trova una tabella ansata anepigrafe. I mostri marini hanno corpi terminanti con code trilobate e sono raffigurati a bassorilievo con numerosi segni di trapano.
Lo stile della fronte e il ritratto della defunta inducono a datare il sarcofago tra la fine del II secolo e l'inizio del III, con un riuso probabilmente intorno alla seconda metà del III secolo in cui venne rilavorato il ritratto inquadrabile nell'età tardoseveriana.
Roma, km 16,800 della via Ostiense, in località Casal Bertocchi.