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Rilievo con gladiatore

Soggetto e titolo:
Rilievo con gladiatore
Tipo Scheda:
RA
Definizione:
rilievo
Localizzazione e denominazione:
Terme di Diocleziano
N. di inventario:
135850
Datazione:
fine I-inizi II sec. d.C.
Materia e tecnica:
marmo bianco a grana fine
Misure:
cm 59 (altezza); cm 128 (larghezza); cm 32 (spessore)
Bibliografia:
A. GIULIANO (a cura di), Museo Nazionale Romano. Le sculture, I/7, 2, Roma 1984, pp. 470-471 n. XV,31 (E. Ghisellini).
Il lastrone marmoreo rettangolare è chiuso a destra da una cornice piatta in forte aggetto (l. cm. 10; aggetto cm. 4). Nel lato superiore, vicino al margine destro, è praticato un incasso a sezione rettangolare per l'innesto di una grappa metallica, in parte conservata; un secondo incasso si trova vicino al margine posteriore. Il lato posteriore è grezzo; la superficie del lato anteriore presenta un'accurata lavorazione a gradina. Sulla fronte è scolpita una figura maschile (conservata da metà schiena fino alle ginocchia) che indossa un subligaculum, indumento proprio dei gladiatori, fermato alla vita da un balteus con bordi rilevati. Una scheggiatura nel fianco sinistro comporta la perdita di parte della cintura e del panneggio. Il personaggio, visto di spalle, è rappresentato in uno schema di combattimento con il busto leggermente proteso in avanti, la gamba sinistra semipiegata ed avanzata, la destra tesa. Tale schema ricorre assai frequentemente nei rilievi gladiatorii. La figura, dalla corporatura massiccia ma ben proporzionata, è modellata per larghe masse, con vivo senso plastico; lo scultore suggerisce la tensione e lo slancio del corpo impegnato nella lotta attraverso la indicazione dei muscoli contratti della schiena ed il rendimento mosso ed articolato delle pesanti pieghe del subligaculum, che si aprono a ventaglio sui glutei ed accompagnano il movimento della gamba avanzata componendosi in onde concentriche. Lo stato estremamente lacunoso del pezzo ci priva di quegli elementi dell'armatura, come lo scudo, l'elmo, le ocrae, che permetterebbero l'inquadramento del gladiatore in una determinata classe, e potrebbero fornire utili indicazioni cronologiche, essendo sufficientemente nota la loro evoluzione tipologica nel tempo. In mancanza di tali elementi l'unico criterio di datazione, per quanto labile e soggettivo, è quello stilistico. Occorre innanzi tutto rilevare che il presente rilievo, qualitativamente, si solleva al di sopra di buona parte dei rilievi gladiatori, opere in genere piuttosto modeste, scolpite in calcare in forme spesso rozze ed approssimative. Esso è, al contrario, un'opera di notevole impegno formale che denota una buona padronanza dell'anatomia ed una grande accuratezza nella resa dei dettagli (non pienamente apprezzabile data la corrosione del marmo che ha appiattito le forme). Del resto il luogo di provenienza induce a ritenere che esso sia stato prodotto nell'ambito di un'officina urbana. Il presente rilievo va forse collocato fra la fine del I sec.a.C. ed i primi decenni del I sec. d.C. I rilievi gladiatori decoravano podi di anfiteatri, edifici commemorativi di un munus o sepolcri. Poiché il pezzo in questione è stato rinvenuto nell'area suburbana, è probabile la sua pertinenza ad una tomba, nel qual caso la scena rappresentata riproduce o i munera celebrati in occasione dei funerali del personaggio sepolto, oppure le varie fasi dei munera offerti da costui in vita. Comunque sia si trattava certamente di un personaggio ragguardevole e facoltoso, come provano l'impiego del marmo, la pregevole fattura del rilievo e le sue dimensioni: l'intero fregio infatti raggiungeva verosimilmente un'altezza di m. 1,50, se non maggiore; è evidente inoltre che la scena continuava verso sinistra con almeno un'altra figura, cioè l'avversario del gladiatore conservato.
Roma, presso Ponte Flaminio.