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Mosaico a cassettoni con muse e scene mitologiche
Galleria immagini
- Soggetto e titolo:
- Mosaico a cassettoni con muse e scene mitologiche
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- rivestimento a mosaico
- Localizzazione e denominazione:
- Palazzo Massimo alle Terme
- N. di inventario:
- 1034
- N. di inventario:
- 1032
- N. di inventario:
- 1241a
- N. di inventario:
- 1241b
- N. di inventario:
- 1241c
- N. di inventario:
- 1242a
- N. di inventario:
- 1242b
- N. di inventario:
- 1242c
- N. di inventario:
- 1242d
- N. di inventario:
- 1243a
- N. di inventario:
- 1243c
- N. di inventario:
- 1243d
- N. di inventario:
- 1244b
- N. di inventario:
- 1252
- N. di inventario:
- 1251
- N. di inventario:
- 58595
- N. di inventario:
- 59615
- N. di inventario:
- 59642
- N. di inventario:
- 1241d
- N. di inventario:
- 1243b
- Datazione:
- III secolo d.C.
- Materia e tecnica:
- Marmo giallo antico
- Pietra calcarea
- Marmo portasanta
- Marmo rosso antico
- Pasta vitrea
- Marmo palombino
- Misure:
- cm 52 ca. (altezza); cm 52 ca. (larghezza)
- Bibliografia:
- R. PARIS, M.T. DI SARCINA (a cura di), Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme. I mosaici, Milano 2012, pp. 134-163 (S. Guidone).
Il mosaico si compone di un reticolato di trecce a due capi policrome in bianco, giallo, rosa, grigio con effetto di rilievo su fondo nero, con scomparti caricati da un quadrato delineato incluso, compreso in una cornice a meandro doppio incrociato alternato a lacunari rettangolari. Secondo la relazione di scavo, il pavimento doveva comporsi di 32 formelle; se si considera che esso doveva decorare un ambiente di forma rettangolare è possibile supporre che i pannelli fossero disposti secondo uno schema che prevedeva 4 registri sui lati brevi e 8 su quelli lunghi. Sappiamo, inoltre, che al momento del rinvenimento si conservavano soltanto 22 emblemata, alcuni in buono stato di conservazione e ancora inseriti in cassette di bipedali di terracotta, altri in maniera molto lacunosa; non si hanno notizie di quelle mancanti, forse oggetto di precedenti asportazioni. Allo stato attuale sono stati rimontati 20 riquadri: il numero più cospicuo è quello che riguarda i cicli delle Muse e di rappresentazioni di scene mitologiche, rispettivamente con sette e sei pannelli; accanto a essi sono presenti due quadretti di scene a soggetto idilliaco-pastorali, uno con busto di Stagione, uno con la personificazione di una divinità fluviale, due con amorini che cavalcano mostri marini ed uno con pesci.L’immagine di maggiori proporzioni è costituita dalla raffigurazione della Primavera, rappresentata su fondo bianco con il busto tagliato sotto le spalle. Il viso, rivolto lievemente di tre quarti verso sinistra, è incorniciato da lunghi capelli mossi che poggiano sulle spalle fra i quali è inserita una ricca corona di foglie ornata con fiori e boccioli; indossa un chitone nelle tonalità del rosa-arancio fermato sulle spalle, formando sul petto una serie di leggere pieghe. Le muse sono rappresentate su campo bianco stanti e in posizione frontale, con il volto di tre quarti e avvolte in vesti leggere. Alcune di esse sono accompagnate da didascalie in piccole tessere nere che, abbinate agli attributi, permettono l’identificazione come Clio, Polimnia e Urania, mentre nel caso di Melpemone, con una maschera della commedia nella mano destra, si conserva soltanto una lettera; per le altre Muse il riconoscimento rimane incerto: quella con la cedra potrebbe corrispondere a Tersicore, mentre quella con chitone sceso sulla spalla sinistra è forse Calliope; incomprensibile risulta l’identificazione della settima figura, che per l’assenza dell’attributo e la posa singolare rispetto all’iconografia più diffusa può essere solo ipoteticamente riconosciuta come Erato in base a criteri di esclusione. Fra i quadretti mitologici si annovera la scena di lotta fra Eros e Pan, purtroppo molto rovinata; vi sono poi le rappresentazioni del ratto di Ganimede e di Leda con il cigno e la scena di Ulisse e Polifemo, insieme ai pannelli con Marsia con Olimpo e quello del supplizio. Controversa è invece la possibilità di riconoscere Anfione e Zeto nei due personaggi raffigurati in uno dei due emblemata con scene pastorali. I restanti pannelli propongono un comune richiamo al contesto acquatico, elaborato in maniera autonoma e differenziata, probabilmente per gruppi. Sono due, infatti, i riquadri raffiguranti Amorini che cavalcano mostri marini, più precisamente un capro e un toro. ll soggetto marino viene presentato anche in un riquadro a fondo neutro bianco, interrotto da elementi vegetali schematici. L’emblema con personificazione di divinità fluviale potrebbe invece richiamare il mito di Marsia nell’epilogo finale.
Roma, Località Bosco di Baccano, fra il XVI e il XVII miglio dlla via Cassia Pontificia