MNR Digitale - Collezioni e Archivi
Principe ellenistico
Galleria immagini
- Soggetto e titolo:
- Principe ellenistico
- Tipo Scheda:
- RA
- Definizione:
- statua
- Localizzazione e denominazione:
- Palazzo Massimo alle Terme
- N. di inventario:
- 1049
- Datazione:
- III-I secolo a.C.
- Materia e tecnica:
- Bronzo
- Misure:
- cm 204 (altezza)
La statua rappresenta un uomo in nudità eroica. Il nome tradizionalmente dato all’opera, Principe ellenistico, deriva dalla diffusa convinzione che essa rappresenti un dinasta del III-II secolo a.C., prima dell’ascesa al trono, per spiegare l’assenza del diadema. Diverse sono state le interpretazioni e le datazioni proposte. Una chiave di lettura è stata cercata nella peculiarità della posizione della mano destra, portata sul dorso con la palma aperta verso l’esterno, considerandola una citazione del Meleagro di Skopas e dell’Eracle di Policleto e un riferimento esplicito alla forzata inattività di Demetrio I, costretto a non partecipare alle imprese militari di Antioco IV Epiphanes. Ma tale posa richiama piuttosto quella dell’Herakles in riposo lisippeo, cui rimandano anche il disegno della chioma e la posa del braccio sollevato. Secondo un'altra ipotesi il Principe nel suo atteggiamento intende richiamare sia Alessandro, nel tipo dell’Alessandro con la lancia, che Eracle, all’imitatio del quale aspiravano i vari Scipioni e gli altri imperatores romani del III e II secolo a.C., associando simbolicamente i loro successi militari alle imprese dell’eroe peloponnesiaco. Un altro elemento caratteristico del bronzo è la leggerissima barba incisaa bulino, che secondo alcuni è segno distintivo di un pretendente al trono o di un comandante vittorioso, mentre da altri è considerata una formula patetica . Sul ventre è inciso: L VI P L XXIIX. La L è stata considerata un riferimento ad un liber conservato in un archivio oppure ad un locus, relativo alla localizzazione della statua nell’Urbe, seguito da un probabile numero di catalogazione relativa a registri di Stato. Secondo La Regina la sigla, da sciogliersi in: (in) l(ibro) VI p(agina) L (loco) XXIIXX, è riferibile a Tabulae ripartite in libri, conservate nel Tabularium. Essa fu incisa verso la fine del II secolo a.C., in occasionedi un cambiamento di collocazione del bronzo, che giunto a Roma dalla Grecia, come preda bellica, sarebbe stato destinato ad ornare un edificio pubblico. Sulla coscia destra, inoltre, sono incise a puntini tre lettere legate MAR, interpretate come monogramma di Gaius Claudius Marcellus, noto già nei conii monetali del consolato nel 49 a.C., o come sigla del bronzista romano. Per La Regina (1991), invece, la sigla (ad) Mar(tis), cioè nel tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto, si riferirebbe ad un cambiamento di collocazione del bronzo, precedente al trasferimento nelle Terme Costantiniane. Queste proposte di La Regina inducono a considerare il Principe un capolavoro greco trasferito a Roma come bottino di guerra alla fine del II secolo a.C., data che costituisce un terminus ante quem per la sua creazione da parte di un artista grecofortemente intriso del linguaggio barocco del medio ellenismo, ma già influenzato da spunti classicistici.
Roma, pendici del Quirinale, area del convento di San Silvestro.